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La truffa dei blog diffamanti su internet: segnalata da P.M.P. srl.

L’azienda ci segnala e volentieri pubblichiamo l’ormai dilagante fenomeno delle diffamazioni via web.
Persone per lo più anonime e palesemente senza conoscenza di aziende , diffamano per mestiere o per semplice superficialità le attività più soggette e a rischio!
La macchina del fango ormai colpisce ovunque e spesso, chi diffama, non si rende conto di commettere un reato, visto che una cosa è recriminare per un presunto mancato servizio e ben altra cosa è vantare dei diritti senza senso ed unilateralmente o addirittura indicare come fraudolenta un attività senza conoscerne bene i servizi.
E’ successo per una nota azienda di telecomunicazioni che veniva e viene accusata di molte inefficienze pur essendo una di quelle che eccelle per qualità dei servizi e della sua assistenza.
Succede per alcune attività anche di alto profilo tecnologico e legate alle nuove tecnologie, comprese le attività in internet, che risultano più facili da attaccare. Questo soprattutto per colpa di una ignoranza dilagante.
L’insegnamento che deriva da questa situazione è di non fidarsi delle prime frasi che si trovano su internet e viceversa contattare direttamente e approfondire la conoscenza delle attività interessate.
Solo dopo aver fatto una conoscenza diretta ed approfondita di qualcosa è verosimile farne un commento oggettivo.
In genere i commenti falsi o fraudolenti o superficiali sono palesemente stravaganti, esuberanti e hanno il sapore della “caccia alle streghe” (sport nazionale del nostro paese in questo momento).
Solo parte minima dei “commentatori selvaggi” reclamano realmente conoscendo la situazione, in taluni casi hanno le loro ragioni ma in altri casi credono di avere dei diritti superiori e non si rendono conto che non è diffamando on-line che si può risolvere la questione.
Quindi per rilanciare il nostro paese attenzione anche a questi nuovi problemi dati dalla pur giusta diffusione di internet.

Parte anche a Città di Castello Ekoclub International, l’associazione ambientalista per e non contro.


Domenica 29 luglio sarà una data da ricordare per un evento partecipato e sentito, la nascita di Ekoclub International a Città di Castello.
Volutamente in maniera discreta e sottovoce l’associazione ambientalista del fare e del collaborare fa i suoi primi passi in un contesto sociale sempre più degradato dalla grave crisi economica.
Quando ogni attività , ente, associazione e movimento ridimensiona i propri obiettivi e cerca di resistere ad un calo fisiologico pesantemente condizionato dalla crisi, Ekoclub in controtendenza immagina un nuovo modo di vedere le cose e di gestire l’ambiente.
Nella splendida “location” di Monterosello che smorza il sol leone, il primo convegno dell’associazione ambientalista ha vita tra voci sincere e tranquille.
Riflessione profonda sullo stato di un ambiente che a parole ognuno ama e sostiene ma poi con i fatti non sempre viene aiutato e considerato a dovere, patrocinata da Regione Umbria , Provincia di Perugia, Comune di Città di Castello, Ordine degli ingegneri di Perugia e Federcaccia Umbra e realizzata i ncollaborazione con aziende del posto.
Una serie di interventi studiati per completare un quadro maturo e sobrio delle tematiche ambientali. A partire dall’introduzione a Ekoclub nazionale fatta dal consigliere nazionale Simone Petturiti, che si è soffermato su cosa è Ekoclub e quale strumento potrebbe costituire per tutti.
Un’associazione che nasce nel 1977 e ha un primo periodo felice seguito da una fase decisamente più critica nella gestione centrale ma che oggi risale velocemente nel gradimento a livello nazionale e si propone come una delle associazioni ambientaliste di riferimento. Localmente ha operato per anni a Perugia, con raccolte di rifiuti nei boschi e la lotta alla processionaria del pino marino, ormai praticamente debellata, e combattuta a suon di schioppettate in collaborazione con le comunità montane dei luoghi interessati, lago Trasimeno Corciano e Perugia. A Città di Castello era “latente” e si associava nelle attività con Perugia ripulendo dapprima il lungotevere dall’ansa del Tevere a Piosina e poi la zona del cippo di Gabriotti (2008).
Più recentemente l’associazione inizia a collaborare con Federcaccia che vede di buon occhio un’associazione ambientalista che non si oppone alla caccia ma anzi la considera un’attività importante di controllo. Nel 2010 viene eletto consigliere nazionale un tifernate, che da tempo trasmetteva idee filoambientali e gestiva da anni una struttura di addestramento cani nel pieno rispetto di cani ed animali.
Questo è lo storico che in convegno è stato ricostruito per poi chiarire acuni punti essenziali come il rapporto con le istituzioni, le attività di interesse pubblico come la protezione civile, il controllo antincendio e la vigilanza fatte in varie zone d’Italia.
Il pensiero sulla caccia e sulle energie rinnovabili hanno dominato la scena vista la presenza di ingegneri professionisti e molti cacciatori, lo stesso tema è stato ripreso nel secondo intervento del cosnigliere nazionale quando con più attenzione è stata descritta l’ecosostenibilità delle attività umane.
Il convegno ha raggiunto l’obiettivo di sensibilizzare tutti su certe questioni ambientali proponendo temi che possono costituire elemento di evoluzione sociale ed economica , visto che in ambito professioni si è parlato delle difficoltà delle rondini nel nidificare nelle strutture edili moderne e dei problemi legati agli incidenti stradali causati da animali di taglia media.
Spesso non si pensa all’ambiente quando si realizzano opere e si incide pesantemente su animali utili come appunto le rondini o i rospi di Citerna, schiacciati a centinaia ogni anno su centocinquanta metri di strada che sono una vera trappola tra il suo rifugio e la zona di alimentazione.
La ripercussione diretta è la presenza di più insetti che oltre al fastidio richiedono vere e proprie disinfestazioni, inquinanti e costose.
Il saluto dell’ingegner Maurizio Cestini in sostituzione del presidente ingegner Roberto Baliani, impegnato fuori regione, ha confermato l’interesse dell’Ordine degli Ingegneri per il tema ambientale.
Si è inserito perfettamente nei temi trattati l’inervento dell’ingegner Enrico Vincenti, noto professionista delle energie rinnovabili, che ha ripercorso la storia della propria attività portando la propria esperienza, filo conduttore del convegno insieme alla conoscenza.
Con qualche nota polemica per i grandi ostacoli burocratici che deve affronatre un imprenditore nel realizzare grandi impianti energetici, ai quali si aggiunge una certa confusione ed instabilità nelle scelte nazionali che non consentono a realtà italiane di sviluppare sistemi e tecnologie energetiche di livello come altri paesei europei ed orientali, Vincenti ha mostrato come un più corretto utilizzo di risorse naturali e una scelta meno scellerata del modo in cui usarle (caso eclatante i campi invasi da pannelli solari) può consentire alla comunità di migliorare molti aspetti, dalla sostituzione dell’ethernet sopra i tetti con pannelli solari all’utilizzo di una dimensione superificiale enorme costituita appunto dai tetti di case e capannoni industriali.
I numeri e le tecniche utilizzate hanno arricchito l’intervento di grande interesse attuale, visto l’uso massiccio di fotovoltaico e l’inizio di incentivi mirati.
Il dott. Flavio Bravi ha interpretato un analisi tecnica delle sostanze chimiche usate per combattere le erbacce, distinguendo attentamente tra prodotti, in modo da chiarire il concetto che le sostanze devono essere selettive mentre usare qualcosa che “affoga” tutte le piante è deletereo.
L’uso corretto delle sostanze chimiche è difficile da delineare ed un caso rilevante sono i nicotinoidi utilizzati per proteggere i semi per le piantagioni e che si sono rivelati sostanza assai pericolosa specie per le api per la sua grande persistenza fino ad arrivare in contatto con l’insetto con la fioritura provocando la morte di intere colonie di api.
L’intervento più atteso era comunque senz’altro quello del dottor Paoloni che trattava gli animali “alieni”.
Noto naturalista che collabora con istituzioni a Perugia e proveniente dalla facoltà di Scienze Naturali dell’Università di Perugia ha portato delle notizie in merito ale specie che introdotte in un ambiente che non le prevedeva possono comportare degli squilibri pericolosi.
Senza scomodare casi esteri basti pensare alla nutria, al silvilago o minilepre, al daino ed allo scoiattolo grigio che stanno provocando in Italia una netta ripercussione su specie autoctone.
Non solo animali ma ne possono soffrire anche piante e terreni perchè talune specie fanno razzia appunto di piante e scavano nel terreno.
Il daino andrebbe eradicato perchè la sua competizione con capriolo e cervo crea notevoli problemi. lo scoiattolo grigio è considerato uno degli animali più pericolosi del mondo , inserito di certo tra le prime 100 specie più pericolose ma probabilmente è tra i primi cinque.
Roditore capace di rubare le riserve al nostro scoiattolo rosso, mettendone a rischio la sopravvivenza, rubando nidi di uccelli come il tordo e comunque entrando in competizione per il posto del nido e non permettendo una regolare nidificazione di vari uccelli.
Infine è probabile una sua grave influenza sugli alberi che scorteccia vistosamente.
Più forte e più abile si adatta a situazioni particolari fino a cibarsi dei rifiuti umani che trova vicino ai cassonetti , costituendo un vero pericolo specie per la sopravvivenza del nostro scoiattolo.
Da questa attenta diesamina è uscito un concetto fondamentale: l’importanza di difendere la specie e non l’inidviduo.
Per la biodiversità si deve salvare la specie a rischio e non è corretto seguire logiche animalistre che in questo caso potrebbero proteggere il singolo individuo scoiattolo grigio.
Con le cartine e le bellissime immagini del dottor Paoloni il convegno ha chiuso il cerchio delle tematiche di interesse ambientale previste e tutti i relatori hanno avuto modo di relazionare sui singoli aspetti trovando svariati punti di collegamento e collaborazione.
Il convegno si è concluso con il saluto del presidente provinciale Ekoclub International Graziano Antonielli il quale ha lodato l’iniziativa ed ha chiesto al coordinatore ingegner Simone Pertturiti di continuare nel progetto di istituire la comunale di ERkoclub a Città di Castello. Visto l’orario avanzato la dottoressa Anna Maria Ghigi ha rimandato la sua relazione sulòla biunivocità del rapporto uomo e ambiente.
La platea intervenuta ha ringraziato comunque la professoressa che ha citato acuni elementi principali del’intervento, nell’apprezzamento generale il convegno si è sciolto nel rinfresco previsto che è stato un momento per approfondire ulteriormente i temi trattati.

Le brughe che invadono le nostre macchie mediterranee quanta anidride carbonica producono a Città di Castello?

Sappiamo prendere decisioni sol osull’onda dell’entusiasmo o dell oscalpore. Si infiamman ogl ianimi se la nazionale vicne delle partite decisive o se un lupo viene trovato morto, s iprendono provvedimenti se del piombo o ethernet viene lasciato abbandonato ma nulla si fa sui situazioni molto men oclamorose ma altrettant ose no npiù gravi. Da mes iviviamo u nattacco senza precedent ialla nostra amcchia mediterranea da parte di brughe i nquantità ma ivista prima. Sempre ci sono state e sono andate a szone ma quest’anno si ha una diffusione allarmante, tale da far notare ovunque i nalta valle del Tevere una serie infinite di zone fortmente lesionate. Intere querce roiverelle e persino carpino e orniello che normalemnte no nsono di interesse per quest iinsetti, completamente privati del lor ofogliame.I nalcune zone sembra inverno, co nmacchie completamente spoglie e residui di foglie che tappezzano il terreno. Quanta anidride carbonica produrrà questo evento, perchè non lo si chiedono quelli che per ann ici hann opure annoiato facendoci vedere quanta anidride carbonica si poteva ridurre usando pannelli solari?
La quantità è ora incalcolabile, degna dei peggiori scenari di desertificazione vist oche le piante no nsolo tengono fresco il suol oterrestre nelle stagion icalde ma mangiano quintali e quintal idi anidride carbonica rilasciando l’ossigeno d i cui vivono gli animali. Avrei voluto darvi una stima ma mi sarei sentito come i troppi studiosi e scenziti che cercano di quantificare l’infinito. Dovremmo stimare quante piante cio son oin Altotevere, quante i npercentuale sono state aggredite ed in qaule percentuale, quanto son ogradni e quante foglie hanno per stiamre vagamente la quantità d ianidride carbonica che da mesi non consumeranno più e che quind icontribuirà no nsolo ad u neffetto serra ma anche al peggiroamneto della qualità dell’aria.
Ekoclub International oggi è una realta della provincia.

Controlli sui cani in Umbria: i cacciatori tifernati si riuniscono e confermano la contrarietà a persecuzioni della categoria basate sul nulla!

Da qualche mese i cacciatori dell’Umbria sono in subbuglio per voci ricorrenti e ridondanti che riguardano gli svariati controlli del corpo forestale sugli animali in genere ma con particolare riguardo ai cani.
Fenomeno a quanto pare unico in Italia che ha visto un vero e proprio dispiegamento di forze e di energie per un controllo capillare sul territorio umbro.
Storicamente il primo amico del cane e cioè il cacciatore si è ritrovato indagato in maniera troppo capillare e vessatoria su aspetti che talvolta non potevano essere rilevati o che comunque non hanno una legiferazione chiara e sensata.
Come se improvvisamente tutti i problemi dell’Umbria fossero dei presunti maltrattamenti degli animali e non il lavoro e la sicurezza, sull’onda certamente delle campagne denigratorie di certe frangie animaliste che spingono un’idea del cane e del gatto molto più simile ai cartoni animati che alla realtà.
Percui dimentichiamoci presto della gente che subisce furti in casa, stuprata ed uccisa , oppure di discariche abusive e inquinamento a raffica che porta l’incidenza di tumori ai massimi storici, della droga che costituisce in Umbria uno dei mercati più fertili o di disgraziati senza lavoro che vivono in condizioni disumane; l’importante è che i cani e i gatti non soffrano!
Sottolineo il cane ed il gatto perchè molti altri animali a partire dai pesci non interessano a nessuno e possono pure morire asfissiati dai pesticidi o feriti dalla pesca no-kill ad esclusivo scopo ludico.
Forti delle loro tradizioni i cacciatori tifernati hanno stretto ulteriormente la loro coesione e si sono radunati nel giro di pochi giorni, solo con il passa parola, tanto da riempire la spaziosa sala del Centro Servizi di Cerbara dove intervenivano il consigliere regionale nonchè vicepresidente FIDC Buconi e l’assessore regionale alla caccia Cecchini, che poi per problemi personali era costretta a rinunciare.
Presenti anche dei tecnici responsabili del servizio veterinario Asl e dell’urbanistica comunale.
Si è parlato dei controlli fatti e dei verbali rilevati ma anche e soprattutto delle norme che regolano la materia.
Nessuna polemica particolare con il corpo forestale che svolge regolarmente e diligentemente il suo compito e che tutto sommato specie in Alta Valle del Tevere si è mosso con intelligenza, ma certamente quello che stona è la forte richiesta del comando centrale verso un controllo “a tappeto” laddove la stragrande maggioranza delle situazioni hanno potuto rilevare un ottimo stato dei cani. Sono pochissimi e forse erano pure facilmente isolabili i casi realmente drammatici e non è possibile pensare che il cacciatore per indole tenga i suoi indispensabili compagni di avventura malamente.
Per fortuna a differenza del mondo del cinema nella realtà il cane da caccia conserva una robustezza e delle abitudini che vanno ben oltre il pensiero di certe ottuse parti della società civile , ormai lontane anni luce dalla natura. Razze del nord Europa che in pieno inverno sotto la neve sono capaci di starsene tranquillamente all’aria aperta e che addirittura in qualche caso si tuffano di loro volontà nelle acque gelide. Come si può pensare che si debbano riparare in maniera particolare tali esemplari?? Semmai hanno bisogno di starsene ben areati e soffriranno di caldo i cani della stessa razza tenuti chiusi in casa o nel garage. Il cane da caccia altresì non ha grandi attenzioni per la pulizia ed anzi tende spesso a rotolarsi nel fango e anche negli escrementi di altri animali, quindi come si può analizzare lo stato del mantello in quei casi? Il capo dei veterinari ha sottolineato che la valutazione del benessere fisico del cane non può essere fatta da un agente forestale semplicemente perchè non ha titolo per fare un controllo veterinario. Inoltre è quantomeno dubbio il controllo sulle misure visto che un cane potrebbe stare benissimo su misure più strette o più larghe del regolamentato per diversi altri fattori da valutare. Aggiungiamo noi: dovrebbero spiegare come mai i metri quadri necessari sono diversi da comune a comune e per la stessa taglia possono passare da 4 a 9? Due pesi e due misure. Di sicuro il cane da caccia viene portato a spasso più di ogni altro apecie nella stagione venatoria e quindi il box funziona solo da punto di riposo. Ben più gravi i casi nei quali disgraziatamente i cani e i gatti vengono lasciati liberi di vagabondare a chilometri da casa e diventano una vera calamità per il randagismo, per il traffico e per la fauna selvatica rincorsa e catturata. Insomma ancora una volta si va a controllare chi è facile reperire e mettere sotto inchiesta facendo finta di non vedere le centinaia di cani e gatti vagabondi nelle nostre campagne.
Dal punto di vista urbanistico il dirigente comunale ha confermato che i problemi sono notevoli sul versante abuso edilizio, la norma regionale non prevede di fatto i ripari per i cani se non i canili professionali o associativi autorizzati e quindi il comune ha le mani legate per i singoli cittadini.
Infine è assai discutibile persino l’interpretazione della norma che obbliga a chiedere autorizzazione all’allevamento e quindi certificato sanitario ai possessori di oltre 10 cani. Tale norma datata “appena” 1954 (cioè dopoguerra nel quale possiamo solo immaginare quanto peggio di ora fossero tenuti i cani alla catena e malamente alimentati) si riferisce a situazioni diverse da quella della caccia e da quella ludica e sportiva. Di fatto tale regola vale per allevatori professionisti e simili e probabilmente è pure ora che venga rivista ed ammodernata.
In definitiva il tentativo di dare una sterzata verso un migliore controllo dello stato degli animali ha avuto qualche pregio ma molti difetti. Il pregio sicuro di ricordare a tutti che i cani sono degli esseri viventi e come tali vanno evitati maltrattamenti e tenuti in modo da evitargli inutili sofferenze e abbandoni. Il difetto di diffondere paura e disagio soprattutto per alcuni verbali esosi subiti sulla base di regole e motivazioni a volte soggettive e discutibili. Questa fobia potrebbe portare ad una riduzione dei cani tenuti dai cacciatori con ulteriori pesantissime ripercussioni economiche e sociali (economia e prelievo di specie dannose all’agricoltura).
La presa di posizione dei politici intervenuti e di quelli che dovevano intervenire, di comune accordo con i responsabili tecnici, è chiara e netta verso un miglioramento normativo che quantomeno permetta ai cacciatori di mettersi in regola rispetto alle rilevanze fatte, visto che allo stato non ci sono le condizioni per farlo.
Ma sia chiaro che questo controllo vale per tutti e quindi pure i cittadini non cacciatori e le associazioni animaliste che gestiscono canili.
E’ un problema per la già manifesta carenza di strutture per l’accoglimento dei cani e questo porterebbe al paradosso che per tenere bene i cani si debbano tenerli peggio, in strutture sovraffollate o randagi!
Tutte le associazioni venatorie locali erano presenti ed hanno sostenuto l’incontro con comunione di intenti. I cacciatori da sempre subiscono attacchi assurdi ed anche questa volta sopportano e pensano soltanto al bene dei loro animali senza chiedere alle autorità di controllare chi gli punta il dito contro e che spesso segrega e maltratta ben più silenziosamente e gravemente i propri animali con cure eccessive e vincoli comportamentali opprimenti.

Una Città di Castello letteralmente “nella merda” di cane.

All’inizio era una bellissima realtà, ai cacciatori si univano nella gestione di cani tanti concittadini ritenendo ineguagliabile l’apporto affettivo e di compagnia di questo fedele amico a quattro zampe. Poi mano a mano i problemi sono cresciuti, disagi dei vicini per i rumori molesti anche notturni, litigi di condomini per cani aggressivi e igiene degli spazi comuni. Ora si può parlare di una vera emergenza igienica.
Di escrementi se ne trovano ormai da tutte le parti in città, sui parcheggi sotterranei, su quasi tutti i giardini compresi i percorsi verdi, ma soprattutto , che fa ancora più tristezza, nei vicoli della città.
Un vero percorso ad ostacoli costituito da questi residui che puntualmente non vengono raccolti dai proprietari dei cani e sporcano in maniera persistente e puzzolente i malcapitati che non la evitano.
Una questione di attenzione ma anche di civiltà che ci differenzia dai paesi sviluppati. Che rende paradossale la raccolta differenziata fatta di linde bottiglie e carte rapidamente smaltite mentre le maleodoranti feci vengono lasciate per terra. In un contesto ambientale e naturale la cosa non farebbe notizia e la terra stessa riciclerebbe il materiale organico in modo automatico, con le mosche ed altri insetti a cibarsene, i vegetali a ricavarne humus e la pioggia forte a sfarinarne la consistenza al suo primo evento. Purtroppo però specie su parcheggi sotterranei la terrà non c’è, quindi non ci sono vegetali, ne la pioggia e per gran parte dell’anno nemmeno le mosche. Il risultato è che l’atto sconsiderato di lasciare un cane farci un “bisogno” e soprattutto poi nemmeno raccoglierlo, ha un effetto lunghissimo nel tempo se non arriva qualche paladino della pulizia e de lbene comune a farsene carico o suo malgrado qualcuno pestandolo se lo porta via in macchina.

I giovani, i forum e i social network, a Città di Castello come nel resto d’Italia.

Da qualche tempo per lavoro e per hobby ho modo di seguire gli sviluppi sociali del web in termini di comunicazione, informazione e pubblicità. Quella che sarebbe una solida e ineguagliabile fonte di informazione, semplificazione delle comunicazioni e spazio di business ed incontro, sta diventando una sorta di selvaggio west in balia di balordi che straparlano di chiunque spesso senza nemmeno conoscerlo. La società che ormai basa sulla mancanza di rispetto, il litigio e l’offesa del prossimo, il rapporto interpersonale, ha trasferito queste stesse modalità nel web dove purtroppo quelli più presenti sono i giovani e quindi ne ricevono il peggiore degli esempi facnedone essi stessi parte.
Dagli articoli sul gossip, alla religione ai più vari contenuti che è possibile commentare ricevono dei post amicali ma anche accuse di ogni tipo e spesso a raffica con pretesti e modalità da diffamazione.
Non sarà che stiamo perdendo in Italia, e senza escludere piccoli centri come Città di Castello, una grandissima occasione che grazie la rete poteva arricchire tutti ed invece ci impoverisce ?
Sono poche le opinioni oggettive e accurate su prodotti, soggetti, fatti e informazioni. Sono ancora miseri i contenuti culturali e sociali degni di un certo rilievo mentre salgono in evidenza fuorvianti e pretestuose contestazioni su tutto e su tutti.
La cosa che più sorprende è come si possa poi ritenere sbagliata da parte dello stato una riduzione della libertà di internet? Si può gridare allo scandalo perchè è comunque e sempre una limitazione della libertà ma come negare che questo stato di cose confusionario e spesso semplicemente falso e fuorviante crei dei danni sociali superiori ai benefici? Le persone e purtroppo spesso molto giovani, non solo rischiano di diventare schiavi di internet ma anche di riceverne insegnamenti o convinzioni che spesso li allontanano dal vero e dalla realtà.

La lungimiranza: Utopie concrete come sempre interessante ed attuale a Città di Castello.

Si è conclusa la fiera 2011 delle Utopie concrete ben diretta ed organizzata dal sempre-verde professor Karl-Ludwig Schibel che nel suo italiano intercalato ma sintetico e denso di parole e concetti fondamentali ha intelaiato una lunga trattazione di temi legati a “La lungimiranza”.
Quest’anno quindi è un concetto virtuale ad alimentare il laboratorio dell’agenzia tifernate che da sempre sensibilizza e sollecita la comunità ad un uso più coscente e sensato delle risorse che la nostra Terra con la sua natura ci mette a disposizione.
Tre giorni dedicati ad energia, foreste e cambiamento della percezione del futuro, che hanno coinvolto diversi spaccati della nostra città e non solo.
Dalla prima giornata emerge una chiara volontà di costruire una collaborazione virtuosa e necessaria tra i diversi attori della società al fine di rendere possibile la diminuzione dei gas da combustione che provocano l’effetto serra.
Da Kyoto a Rio+20 che si terrà il prossimo anno a New York, alla disperata ricerca di un impatto più sostenibile. Il convegno di giovedì 20 , Local Energy Day, ha trattato soprattutto le energie rinnovabili , sviscerandone tutti i risvolti.
Mattina arricchita dalla presenza del sindaco Bacchetta, del presidente della comunità montana Altotevere Severini e dalla dirigente della Regione Umbria Ranieri, che hanno portato prima i saluti e poi una trattazione puntuale del punto di vista, con iniziative, regionale.
Nel mezzo è stato presentato dal noto giornalista Travaglini il progetto pagine verdi che prevede la raccolta in un data-base on-line di tutte le attività che si possano considerare sostenibili e biologiche.
Una specie di Pagine Gialle orientate a chi ha deciso di produrre o fare qualcosa che non segua la sola logica del profitto ma anche quella di essere compatibili alla natura.
Il progetto andrà avanti e raccoglierà attività di ogni tipo, commerciali e non , costituendo un punto di riferimento regionale per chi vuole seguire questa strada senza aspettare che problemi più seri ce lo impongano.
Discussione oltremodo corretta e giusta se non fosse per una discrepanza che si è andata formando nella questione alimentazione ed ovviamente parlando di carne. Schibel, in piena sintonia con la classica cultura verde, ha richiamato la necessità di una diminuzione del consumo o l’astinenza dalla carne , motivandolo con un enorme risparmio energetico per produrla. Questo ovviamente non è naturale per un essere vivente onnivoro come l’uomo ma è pure in contrasto con la presenza di attività che producono o commercializzano carne, pesce e simili, tipo le uova, presenti nelle Pagine Verdi.
Se da un lato è sicuramente giusto richiamare il popolo ad un minor consumo di risorse, ma di tutte compresi i vegetali che comunque sono esseri viventi e costano tanto per la produzione ( basti pensare a quanto è necessario spendere per la coltivazione del tabacco, che nemmeno si mangia, in lavoro di trattori e acqua) , dall’altro è tutto da dimostrare che sia così economico rinunciare alla produzione di carne e salutare eliminare la carne dall’alimentazione umana.
Nei secoli la pastorizia e l’allevamento a terra ha sorretto la vita degli uomini ed un ritorno a quel tipo di allevamento è certamente economico e salutare. Niente mangimi secchi, niente sostanze per accrescere velocemente gli animali, ma pascoli naturali con acqua delle fonti come l’uomo pre-industriale ha sempre fatto e che è perfettamente in simbiosi con la natura visto che non ha alcun effetto negativo e sfrutta pascoli naturali diffusi in tutto il pianeta, inutilizzabili diversamente.
Difficile quindi non notare una nota animalista moderna che fortemente stona con la nostra storia e natura e che non considera le ruralità come sistemi ai quali tornare e da valorizzare.
Tornando alla fiera, nel pomeriggio di giovedì, ha iniziato la costruzione di una rete tra gli attori della società per una energia più pulita alla quale hanno partecipato autorità ed attività vicine al tema.
Nella giornata di venerdì invece si è parlato di foreste, bene fondamentale e conclamato proprio in questo 2011 anno internazionale delle foreste.
Nella giornata di sabato infine ha dominato la scena un interessante progetto di sensibilizzazione giovanile fatto con delle classi del Liceo Classico Plinio il Giovane di Castello, nel quale i ragazzi hanno intervistato i nonni per capire la differenza tra la prospettiva di futuro in quegli anni e quella attuale.
Quanto mai prima le azioni di questa fiera sembrano non solo attuali ma quasi superate dal fatto stesso che ormai se ne parla a dismisura, non sempre con equlibrio e talvolta pensando troppo all’interesse proprio.
Interesse: economico, politico o semplicemente egoistico che frena troppo azioni ritenute da tutti indispensabili e talvolta premia altre troppo facilmente ritenute adatte e che non sempre lo sono.
Un vero peccato che temi di questa importanza non attirino ancora la massa e che debbano viceversa costituire spunto per una prospettiva futuribile, quando sono inevitabilmente l’unico modo di essere “lungimiranti”.

Due modi diversi per considerare i decibel made in Città di Castello.

Ormai ce ne siamo accorti tutti che viviamo nel paese dei paradossi, non tanto qui nella piccola tiferno quanto proprio in tutta la nostra bella Italia.
Quì si può guidare l’auto una vita tenendo rigorosamente spenti i fanali di giorno pena una multa e poi d’improvviso essere costretti a tenerli accesi sempre di giorno anche sotto il sole d’estate. Quì si può usare per decenni un illuminazione pubblica e privata che spara più verso il cielo che verso terra, con i classici lampioni a sfera rivolti verso l’alto e poi finalmente legiferare a livello regionale proibendo di sparare luce sopra l’orizzontale che è del tutto inutile e fa pure danni all’ambiente ed al paesaggio. Di quest’ultimo passaggio ricordo un mio articolo sul giornaletto giovanile comunale “Altre tribù” negli anni 90′ e ne vado ancora fiero per la successiva quanto opportuna norma.
Domenica 25 si è ripetuta un’altra situazione paradossale che ha interessato la località Trogna e il parcheggio Ferri, dove rispettivamente si correva in motocross e si faceva bella mostra del tuning.
Viene spontaneo chiedersi: ma le persone che vivono queste devastanti esperienze “auricolari” poi hanno il coraggio di chiedere invalidità al lavoro causa sordità?
No perchè dalla zona Montesca si percepiva la mattina un “rombare” continuo e chiaro nientemeno che dalla Trogna. Viceversa la sera a 400 metri dal parcheggio Ferri i bassi portentosi del tuning facevano vibrare le finestre e davano decisamente fastidio agli sfortunati amanti della tranquillità e della riflessione.
Certo non credo abbia modo di riflettere molto chi impone leggi sulla sicurezza che obbligano a turarsi le orecchie sopra livelli di rumore ben al di sotto dei livelli raggiunti alla Trogna e dal tuning. Roba che se mantenuta per lassi di tempo elevati danneggia irrimediabilmente il delicato sistema uditivo umano.
Allora ci si chiede: come dovrebbe essere regolamentato l’accesso all’invalidità da lavoro nei soggetti che praticano assiduamente attività di questo tipo?
Oppure ci si chiede anche: come mai zone relativamente facili da raggiungere e non isolate possono contenere dispositivi con emissioni sonore così elevate quando esistono leggi sulla sicurezza che impongono livelli sonori delle macchine ben inferiori?
Ora: visto che in un paese democratico e liberale ognuno è giustamente libero di fare cosa vuole e non è certo giusto impedire ai soggetti interessati a queste attività di rompersi le orecchie, non sarebbe meglio organizzare questi eventi in luoghi idonei ed isolati da chi le orecchie le vuol conservare?
Quindi vada per la Trogna ma il parcheggio Ferri?

Comunicato stampa: Teatro David Berliocchi a Città di Castello

Spettacolo di beneficenza il cui intero ricavato andrà a favore dell’
A.A.C.C. “Associazione Altotevere Contro il Cancro”. PREVENDITE ed INFO:
075 855 02 22 e 349 21 55 55 4.

Sabato 24 Settembre 2011, h 21.00 – “Teatro Comunale degli Accademici Illuminati”
di Città di Castello (Perugia).

“TOCCATI DAL FUOCO” – Spettacolo di musica, teatro e danza.

REGIA di NICOLA CESAROTTI.

AIUTO REGIA ed ADATTAMENTO TESTI di DAVID BERLIOCCHI.

DIREZIONE MUSICALE di DAVIDE BACCANELLI.

COREOGRAFIE di “ASSOCIAZIONE DANZA CLASSICA e MODERNA di ALESSANDRA CARMIGNANI”.

Lo spettacolo nasce dall’esigenza di contribuire vivamente alla
prevenzione e lotta contro il cancro e, proprio per questo motivo, sarà un tributo alla memoria di Anita Bucchi, coreografa ed artista romana di grande sensibilità riconosciuta a livello nazionale, e non solo, a cui è dedicato annualmente un premio di danza (ormai alla sua sesta edizione e per cui concorrono compagnie e danzatori di tutto il Paese), prematuramente scomparsa nel 2004, afflitta dal cancro. Una mecenate che ha sostenuto artisticamente ed umanamente molti artisti e che ha un legame profondo con la nostra Città, essendo di origini tifernati e avendo legami di parentela e profonda amicizia col maestro Burri.

Il cast è composto da artisti professionisti esclusivamente della zona,
che lavorano ed hanno ottenuto importanti riconoscimenti a livello
nazionale e che mettono a disposizione, a titolo gratuito, la propria
arte per scopo benefico:

Tra gli altri: David Berliocchi, Alessandra Chieli, Nicola Cesarotti, Adele Fontanelli, Valentina Martinelli, Riccardo Sensi, Silvia Bianchini, …

LUIGI TENCO, DALIDA, ALDA MERINI, EDITH PIAF, CHARLIE CHAPLIN, AMY
WINEHOUSE, GIOVANNA D’ARCO, CAMILLE CLAUDEL, GABRIELLA FERRI, VIRGINIA
WOOLF, SYLVIA PLATH, VASLVA NIJINSKY, MARILYN MONROE, SARAH KANE,
CHARLES BAUDELAIRE, BORIS PASTERNAK, E MOLTISSIMI ALTRI ARTISTI…

Davide Baccanelli alla direzione musicale e le danzatrici dell’Associazione Danza Classica e Moderna di Alessandra Carmignani.

PRESENTAZIONE:

Il fuoco del sentimento, il fuoco della passione, il fuoco della sensualità, il fuoco dell’erotismo… il fuoco della follia.

Due personaggi che hanno fatto la storia della musica italiana: Luigi
Tenco (David Berliocchi) e Dalida (Alessandra Chieli), la loro intricata
relazione umana ed artistica, le loro emozioni e sensibilità ripercorse
in un insolito limbo bohemienne e narrate attraverso canzoni, musiche, testi e danze insieme alle, altrettanto complesse, esistenze di altri “toccati dal fuoco”, personalità fragili ed indistruttibili la cui
passionalità, follia e vita tormentata hanno caratterizzato il rispettivo genio creativo ed artistico e che non hanno mai nascosto al
pubblico la propria interiorità, ma ne hanno reso altresì dono
attraverso una singolare forma d’arte: Edith Piaf, Virginia Wolf,
Vincent Van Gogh, Vaslav Nijinsky, Gabriella Ferri, Camille Claudel,
Alda Merini, Marilyn Monroe, Amy Winehouse, … e tanti altri ancora, 42 artisti strepitosi.

Fa da collante un’insolita Giovanna d’Arco, spesso interrotta da un bizzarro personaggio in “bianco e nero”, che crea un contrasto talora decisivo… perché l’arte più elevata è stata spesso frutto di importanti ed altalenanti moti interiori in molti artisti che, erosi e graffiati dall’anima alle viscere, divisi tra genio e follia, condannati a vivere in un mondo diverso da quello esistente per gli altri, sono, per il loro talento, divenuti immortali.

Da domani 9 settembre la 45a Mostra del Cavallo a Città di Castello.

I preparativi si fanno frenetici per l’imminente apertura della Mostra del Cavallo di Città di Castello.
Appuntamento storico e tra i pochi del nostro comune a carattere nazionale, seconda nel suo genere solo a Verona.
Una frazione di Città di Castello viene invasa da espositori, visitatori e organizzatori in una location decisamente ricettiva e ben posta nella FAT di Cerbara.
Peccato per un decadimento dell’importanza di questo evento che viene sempre meno esaltato pubblicitariamente e soffre probabilmente una crisi del settore agricolo ormai cronica, culminato nel risultato di visitatori non eccezionale dell’edizione 2010.
In tempi di necessità funzionale e mancanza di risorse sorprenderà l’esagerazione di cartelli ridondanti e insistenti nella strada nazionale ad indicare che è quella la direzione per la mostra e poi l’assenza o la poca visibilità delle frecce negli incroci. Un segnale banale di un modo di promuovere l’evento che non ha una perfetta efficienza e quindi paga in termini di risultati.
Pensare che quest’anno in Mostra ci sarà niente meno che Varenne, vera e propria star internazionale delle corse di cavalli.
Tutto il programma sarà concentrato nei tre giorni 9 , 10 e 11 per aumentare la soddisfazione dei visitatori e dei partecipanti.


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