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Parte anche a Città di Castello Ekoclub International, l’associazione ambientalista per e non contro.



Domenica 29 luglio sarà una data da ricordare per un evento partecipato e sentito, la nascita di Ekoclub International a Città di Castello.
Volutamente in maniera discreta e sottovoce l’associazione ambientalista del fare e del collaborare fa i suoi primi passi in un contesto sociale sempre più degradato dalla grave crisi economica.
Quando ogni attività , ente, associazione e movimento ridimensiona i propri obiettivi e cerca di resistere ad un calo fisiologico pesantemente condizionato dalla crisi, Ekoclub in controtendenza immagina un nuovo modo di vedere le cose e di gestire l’ambiente.
Nella splendida “location” di Monterosello che smorza il sol leone, il primo convegno dell’associazione ambientalista ha vita tra voci sincere e tranquille.
Riflessione profonda sullo stato di un ambiente che a parole ognuno ama e sostiene ma poi con i fatti non sempre viene aiutato e considerato a dovere, patrocinata da Regione Umbria , Provincia di Perugia, Comune di Città di Castello, Ordine degli ingegneri di Perugia e Federcaccia Umbra e realizzata i ncollaborazione con aziende del posto.
Una serie di interventi studiati per completare un quadro maturo e sobrio delle tematiche ambientali. A partire dall’introduzione a Ekoclub nazionale fatta dal consigliere nazionale Simone Petturiti, che si è soffermato su cosa è Ekoclub e quale strumento potrebbe costituire per tutti.
Un’associazione che nasce nel 1977 e ha un primo periodo felice seguito da una fase decisamente più critica nella gestione centrale ma che oggi risale velocemente nel gradimento a livello nazionale e si propone come una delle associazioni ambientaliste di riferimento. Localmente ha operato per anni a Perugia, con raccolte di rifiuti nei boschi e la lotta alla processionaria del pino marino, ormai praticamente debellata, e combattuta a suon di schioppettate in collaborazione con le comunità montane dei luoghi interessati, lago Trasimeno Corciano e Perugia. A Città di Castello era “latente” e si associava nelle attività con Perugia ripulendo dapprima il lungotevere dall’ansa del Tevere a Piosina e poi la zona del cippo di Gabriotti (2008).
Più recentemente l’associazione inizia a collaborare con Federcaccia che vede di buon occhio un’associazione ambientalista che non si oppone alla caccia ma anzi la considera un’attività importante di controllo. Nel 2010 viene eletto consigliere nazionale un tifernate, che da tempo trasmetteva idee filoambientali e gestiva da anni una struttura di addestramento cani nel pieno rispetto di cani ed animali.
Questo è lo storico che in convegno è stato ricostruito per poi chiarire acuni punti essenziali come il rapporto con le istituzioni, le attività di interesse pubblico come la protezione civile, il controllo antincendio e la vigilanza fatte in varie zone d’Italia.
Il pensiero sulla caccia e sulle energie rinnovabili hanno dominato la scena vista la presenza di ingegneri professionisti e molti cacciatori, lo stesso tema è stato ripreso nel secondo intervento del cosnigliere nazionale quando con più attenzione è stata descritta l’ecosostenibilità delle attività umane.
Il convegno ha raggiunto l’obiettivo di sensibilizzare tutti su certe questioni ambientali proponendo temi che possono costituire elemento di evoluzione sociale ed economica , visto che in ambito professioni si è parlato delle difficoltà delle rondini nel nidificare nelle strutture edili moderne e dei problemi legati agli incidenti stradali causati da animali di taglia media.
Spesso non si pensa all’ambiente quando si realizzano opere e si incide pesantemente su animali utili come appunto le rondini o i rospi di Citerna, schiacciati a centinaia ogni anno su centocinquanta metri di strada che sono una vera trappola tra il suo rifugio e la zona di alimentazione.
La ripercussione diretta è la presenza di più insetti che oltre al fastidio richiedono vere e proprie disinfestazioni, inquinanti e costose.
Il saluto dell’ingegner Maurizio Cestini in sostituzione del presidente ingegner Roberto Baliani, impegnato fuori regione, ha confermato l’interesse dell’Ordine degli Ingegneri per il tema ambientale.
Si è inserito perfettamente nei temi trattati l’inervento dell’ingegner Enrico Vincenti, noto professionista delle energie rinnovabili, che ha ripercorso la storia della propria attività portando la propria esperienza, filo conduttore del convegno insieme alla conoscenza.
Con qualche nota polemica per i grandi ostacoli burocratici che deve affronatre un imprenditore nel realizzare grandi impianti energetici, ai quali si aggiunge una certa confusione ed instabilità nelle scelte nazionali che non consentono a realtà italiane di sviluppare sistemi e tecnologie energetiche di livello come altri paesei europei ed orientali, Vincenti ha mostrato come un più corretto utilizzo di risorse naturali e una scelta meno scellerata del modo in cui usarle (caso eclatante i campi invasi da pannelli solari) può consentire alla comunità di migliorare molti aspetti, dalla sostituzione dell’ethernet sopra i tetti con pannelli solari all’utilizzo di una dimensione superificiale enorme costituita appunto dai tetti di case e capannoni industriali.
I numeri e le tecniche utilizzate hanno arricchito l’intervento di grande interesse attuale, visto l’uso massiccio di fotovoltaico e l’inizio di incentivi mirati.
Il dott. Flavio Bravi ha interpretato un analisi tecnica delle sostanze chimiche usate per combattere le erbacce, distinguendo attentamente tra prodotti, in modo da chiarire il concetto che le sostanze devono essere selettive mentre usare qualcosa che “affoga” tutte le piante è deletereo.
L’uso corretto delle sostanze chimiche è difficile da delineare ed un caso rilevante sono i nicotinoidi utilizzati per proteggere i semi per le piantagioni e che si sono rivelati sostanza assai pericolosa specie per le api per la sua grande persistenza fino ad arrivare in contatto con l’insetto con la fioritura provocando la morte di intere colonie di api.
L’intervento più atteso era comunque senz’altro quello del dottor Paoloni che trattava gli animali “alieni”.
Noto naturalista che collabora con istituzioni a Perugia e proveniente dalla facoltà di Scienze Naturali dell’Università di Perugia ha portato delle notizie in merito ale specie che introdotte in un ambiente che non le prevedeva possono comportare degli squilibri pericolosi.
Senza scomodare casi esteri basti pensare alla nutria, al silvilago o minilepre, al daino ed allo scoiattolo grigio che stanno provocando in Italia una netta ripercussione su specie autoctone.
Non solo animali ma ne possono soffrire anche piante e terreni perchè talune specie fanno razzia appunto di piante e scavano nel terreno.
Il daino andrebbe eradicato perchè la sua competizione con capriolo e cervo crea notevoli problemi. lo scoiattolo grigio è considerato uno degli animali più pericolosi del mondo , inserito di certo tra le prime 100 specie più pericolose ma probabilmente è tra i primi cinque.
Roditore capace di rubare le riserve al nostro scoiattolo rosso, mettendone a rischio la sopravvivenza, rubando nidi di uccelli come il tordo e comunque entrando in competizione per il posto del nido e non permettendo una regolare nidificazione di vari uccelli.
Infine è probabile una sua grave influenza sugli alberi che scorteccia vistosamente.
Più forte e più abile si adatta a situazioni particolari fino a cibarsi dei rifiuti umani che trova vicino ai cassonetti , costituendo un vero pericolo specie per la sopravvivenza del nostro scoiattolo.
Da questa attenta diesamina è uscito un concetto fondamentale: l’importanza di difendere la specie e non l’inidviduo.
Per la biodiversità si deve salvare la specie a rischio e non è corretto seguire logiche animalistre che in questo caso potrebbero proteggere il singolo individuo scoiattolo grigio.
Con le cartine e le bellissime immagini del dottor Paoloni il convegno ha chiuso il cerchio delle tematiche di interesse ambientale previste e tutti i relatori hanno avuto modo di relazionare sui singoli aspetti trovando svariati punti di collegamento e collaborazione.
Il convegno si è concluso con il saluto del presidente provinciale Ekoclub International Graziano Antonielli il quale ha lodato l’iniziativa ed ha chiesto al coordinatore ingegner Simone Pertturiti di continuare nel progetto di istituire la comunale di ERkoclub a Città di Castello. Visto l’orario avanzato la dottoressa Anna Maria Ghigi ha rimandato la sua relazione sulòla biunivocità del rapporto uomo e ambiente.
La platea intervenuta ha ringraziato comunque la professoressa che ha citato acuni elementi principali del’intervento, nell’apprezzamento generale il convegno si è sciolto nel rinfresco previsto che è stato un momento per approfondire ulteriormente i temi trattati.

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